Reddito da lavoro
Il reddito da lavoro riflette la situazione economica nel settore culturale e creativo nonché l’attrattiva delle professioni culturali. Retribuzioni eque e sicure costituiscono un presupposto fondamentale per consentire carriere artistiche e creative durature e garantire la sicurezza sociale degli operatori culturali.
Obiettivi
La politica culturale si impegna a migliorare in modo mirato la situazione reddituale degli operatori culturali, in particolare garantendo sistematicamente che essi ricevano una retribuzione congrua.
Analisi
Secondo l’Ufficio federale di statista (UST), nel 2025 gli operatori del settore culturale e creativo in Svizzera hanno conseguito un reddito mediano lordo annuo di 71'000 franchi, ossia inferiore alla media generale di 75'100 franchi. Rientrano nella suddetta categoria coloro che, nel settore culturale, svolgono una professione culturale (p. es. una musicista in un’orchestra, «operatori culturali I») o non attinente alla cultura (p. es. un contabile in un teatro, «operatori culturali III») (cfr. definizioni). Sono peraltro considerate tali unicamente le persone che lavorano nel settore culturale e creativo a titolo principale, ossia per oltre il 50 per cento del loro orario di lavoro.
Per varie ragioni, misurare i redditi nel settore della cultura risulta complesso. I dati qui presentati si basano sulla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS), che calcola il reddito annuo tramite proiezioni basate sulle indicazioni degli interpellati. Si tratta pertanto di un reddito stimato, e non di quello effettivamente conseguito. Questo metodo può ad esempio comportare distorsioni per i lavoratori a tempo parziale, la cui quota nel settore culturale è per giunta nettamente superiore alla media generale.
La RIFOS considera pure i lavoratori indipendenti che sono attivi nella propria impresa – indipendentemente dalla sua grandezza – e percepiscono uno stipendio da essa, mentre non tiene conto degli indipendenti che non sono titolari di un’impresa o non sono stipendiati da quest’ultima. I dati si basano sulla definizione di economia culturale e creativa dell’UST, ispirata agli standard internazionali. Rientrano nell’economia culturale e creativa anche ambiti quali l’architettura (che include tra l’altro pure i paesaggisti e i pianificatori territoriali) e il settore pubblicitario e mediatico (p. es. tecnici e conduttori televisivi). Un elenco dettagliato delle professioni e dei rami considerati figura nelle fonti statistiche.
Ulteriori dati emergono da uno studio di Ecoplan del 2021, in base al quale il 59 per cento degli operatori culturali consegue un reddito annuo inferiore a 40'000 franchi.