Condizioni di lavoro
I rapporti di lavoro atipici come il lavoro a tempo parziale, gli impieghi a tempo determinato o l’esercizio di attività lucrative per più datori di lavoro sono nettamente più diffusi nel settore culturale che nell’economia in generale.
I rapporti di lavoro influiscono sulla sicurezza sociale degli operatori culturali. Oltre alle condizioni di lavoro (lavoro a tempo parziale o a tempo determinato, esercizio di attività lucrative per più datori di lavoro), due fattori importanti da considerare sono anche la diffusione del lavoro indipendente e l’ammontare dei redditi da lavoro. Questi aspetti sono esaminati in maniera più approfondita nella sezione relativa ai rispettivi indicatori.
Il presente indicatore propone un’analisi comparativa tra le condizioni di lavoro nel settore culturale e quelle nell’economia nel suo complesso, considerando laddove possibile anche le differenze di genere.
Obiettivi
In linea generale, la sicurezza sociale degli operatori culturali e delle persone con rapporti di lavoro atipici nel settore culturale va migliorata in modo mirato. Per quanto concerne i rapporti di lavoro atipici occorre pertanto ridurre le differenze con l’economia generale.
Analisi
Se si paragonano le condizioni di lavoro nel settore culturale a quelle nell’economia in generale, emergono differenze in parte nette:
- Tra gli operatori culturali il lavoro a tempo parziale (52.9 %) è molto più diffuso rispetto alla popolazione attiva nel suo complesso, sia per le donne che per gli uomini. Indipendentemente dal ramo di attività, la percentuale degli occupati a tempo parziale tra le persone di sesso maschile è comunque nettamente inferiore.
- I contratti a tempo indeterminato sono meno frequenti nell’economia culturale (86.0 %) per entrambi i sessi. In questo caso, si tratta di una specificità settoriale che prescinde dal genere.
- Gli operatori culturali svolgono più spesso varie attività lucrative (15.0 %) rispetto alla popolazione attiva nel suo complesso.
- Nell’economia culturale la quota di coloro che lavorano nella stessa impresa da cinque o più anni è superiore alla media (57.4 %). La mobilità professionale è maggiore tra le donne, sia nell’economia culturale che a livello generale.
- Negli ultimi 15 anni il tasso di disoccupazione nel settore culturale si è allineato a quello dell’economia generale (poco meno del 4 % nel 2025).
Vi sono quindi segnali chiari di una maggiore atipicità dei rapporti di lavoro nel settore culturale (incremento degli impieghi a tempo parziale, dei contratti a tempo determinato, persone occupate con più di un impiego). A ciò si aggiunge il fatto che gli operatori culturali sono molto più spesso attivi come lavoratori indipendenti e percepiscono redditi inferiori alla media, come evidenziano i rispettivi indicatori. Di conseguenza, la sicurezza sociale degli operatori culturali costituisce un aspetto importante della politica culturale della Confederazione, analizzato in modo approfondito ad esempio nel rapporto «La sicurezza sociale degli operatori culturali in Svizzera» (in risposta al postulato 21.3281 di Marianne March) (vedi i link in basso).
A tale proposito occorre inoltre sottolineare che le operatrici culturali sono più spesso impiegate con rapporti di lavoro atipici rispetto ai loro colleghi di sesso maschile, e quindi si ritrovano in una situazione professionale ancora più precaria.